I MIEI ARTICOLI

A seguire alcuni articoli che ho scritto. Riflessioni personali sulla mia visione dell'architettura, della casa e del mondo.

ABITAZIONI, SCULTURA E PREFABBRICAZIONE

Caso di studio: Arabia Saudita. In costruzione il grattacielo più alto del mondo: un chilometro!

Voglio condividere con voi una riflessione riguardo al significato della costruzione in altezza (e al suo impatto sulla vita quotidiana delle persone), che nel corso dei secoli ha assunto significati diversi: una ricerca di potere, di simbolismo religioso e di potenza economica e tecnologica oggi, come nel caso dei grandi grattacieli che, ormai, poco hanno a che fare con l’importante esigenza di dover consumare sempre meno suolo.

Parto quindi proprio dalla Jeddah Tower in Arabia Saudita, un grattacielo che raggiungerà il chilometro di altezza, il che è davvero un traguardo impressionante, ma che solleva anche molte questioni legate al benessere psicologico e fisico delle persone che vi abiteranno. La mancanza di contatto con la terra, l’impossibilità di aprire le finestre, l'isolamento dai rumori e dalla natura sono temi che, a mio parere, meritano approfondimento; temo, infatti, che l'eccessiva verticalizzazione delle città possa allontanarci sempre più dalla realtà naturale che ci nutre e ci rigenera.

Il concetto di un’architettura organica, che si integra con la natura, questo per me, come architetto, è più affascinante e attuale. Le città “futuriste” del passato, che avevano l'ambizione di creare ambienti urbani ultra-tecnologici e privi di legami con il mondo naturale, oggi mi sembrano più un’incognita che una soluzione. Vorrei pensare a strade alternative agli enormi, stratosferici grattacieli.

Può sembrare paradossale e anacronistico, mi rendo conto, ma pensiamo, ad esempio, al ritorno a un’architettura che sfrutta persino la roccia, come avveniva nelle città rupestri; può essere una strada da percorrere per rispondere alle sfide moderne della sostenibilità, dell'ecologia e del contatto diretto con la natura? L'idea di case scolpite nella roccia, simili a una specie di “lego prefabbricato” ma rispettose dell'ambiente, è una proposta che potrebbe ridurre l'impatto ambientale delle costruzioni e conservare meglio il paesaggio naturale. Non credete?

La sostenibilità, intesa non solo come efficienza energetica, è al centro della mia visione. Le megalopoli con enormi edifici che fanno a gara per raggiungere il primato in altezza e tecnologia, sono in contrasto con la mia idea di piccoli centri urbani che sfruttano in modo intelligente e delicato le risorse naturali, creando abitazioni che non solo riducono l'impatto ambientale, ma che anche promuovono il benessere psicologico degli abitanti.

La mia riflessione riguarda dunque l'equilibrio tra progresso e sostenibilità, ambiente e vita urbana che non si discosti troppo dalla realtà naturale, ma che ne faccia parte. In un mondo sempre più tecnologico, l'idea di riscoprire la natura e di viverci in armonia attraverso l'architettura, mi sembra essere una strada per garantire un futuro più equilibrato e soddisfacente, sia per l'ambiente che per l'individuo.

Sfruttare la natura in modo intelligente e sostenibile, senza distruggerla è, a mio parere, la chiave per il nostro futuro e benessere. Le abitazioni sugli alberi, sull’acqua o scavate nella roccia, prefabbricate ma variegate, realizzate anche in 3D con materiali da riciclo, sembrano offrire soluzioni in grado di ridurre l'uso di suolo edificabile e di armonizzarsi meglio con l'ambiente circostante, creando spazi che possano far riscoprire il concetto di comunità territoriale (ormai perduta purtroppo nei grandi e medi centri urbani), in grado di creare un senso condiviso di benessere e una maggiore inclusione sociale.

Immagino come ci si debba sentire a vivere negli ultimi piani della Jeddah Tower, lì sopra le nuvole, con l’idea di POTENZA e ONNIPOTENZA che sempre più spesso pervade e prevale nell’UOMO, dove l’orizzonte è dentro casa, ma dove non si possono aprire le finestre per respirarne l’aria; dove non si riesce a distinguere i passanti a terra; dove le folate di vento e i tremori causati dalle seppur piccole scosse sismiche ed il timore di un blocco negli ascensori e di difficoltà in eventuale soccorso, possano determinare ansie e incertezze; dove pare che sia alta la concentrazione di onde radio; dove, più di tutto, è la mancanza di contatto con LA TERRA.

Terra che ci nutre, terra che ci delizia con la sua natura, i suoi colori, le sue brezze, i suoi profumi. Terra dove si odono i rumori della gente, il vocio dei bimbi che giocano al parco, lo scròscio della pioggia sul suolo. Stiamo perdendo il contatto con la realtà, ma questo, mi rendo conto, è solo l’opinione di una persona che forse non sogna in grande come chi investe in opere di si tale dimensione, ma che sogna un mondo con un’architettura più ORGANICA, più integrata nella natura, che sfrutta anche gli spazi “morti” di questa (come le aree parzialmente rocciose o alle pendici di rupi), per rubare ad essa sempre meno spazio fruibile per orti, verde, NATURA.

Penso a Matera ad esempio e di altre città rupestri, che per esigenze ovviamente diverse, hanno sfruttato in passato le rocce per dar vita ai loro insediamenti.

Perché, oggi, non pensare di fare altrettanto, seppur per ideali e obiettivi diversi, in piccole aree che si prestano a questo? Anacronistico per molti, ne sono certa; attuabile per chi, come me, immagina di non urbanizzare oltremodo le pianure coltivabili e pensi che la roccia possa offrire già gran parte del materiale costruttivo. La roccia può essere SCOLPITA, caratterizzando e personalizzando la casa di ciascuno che può comunque ridurre i costi di costruzione, pensando a una sorta di lego prefabbricato che ne consenta un facile montaggio e spreco ridottissimo di energia e materia in fase produttiva. La roccia non offre spazio al verde coltivabile: quindi non rubiamo nulla di valore alla nostra terra.

Ripensare l’abitazione, sugli alberi, sull’acqua, sulla roccia, in perfetta armonia e simbiosi con la natura. Piccoli centri, in contrasto con le megalopoli. Per me questo deve essere il futuro. Le città odierne che sempre più vanno concretizzandosi ed espandendosi, finiranno per implodere e per consumare tutto ciò che ci circonda e, in primis, noi stessi.